The narrative of Arthur Gordon Pym. Un saggio. parte VI

Posted in Charles Baudelaire, Gordon Pym: saggio con i tag , , , , on marzo 20, 2009 by follelfo

Grazie all’intercessione di Baudelaire, Poe e le sue opere godettero di grande fortuna nei decenni successivi alla loro morte. Le giovani generazioni di scrittori simbolisti accomunarono i due maestri per tematiche artistiche e temperamento personale, giudicandoli entrambi come veri e propri precursori del movimento letterario.

Mallarmé dedicò un sonetto all’autore, le tombeau de Edgar Poe, pubblicato a Baltimora nel 1876, in un volume commemorativo per l’inaugurazione di una statua dedicata all’americano. Poe, morto da trent’anni, era stato definitivamente rivalutato dai cittadini di Baltimora, ma, nonostante questo, Mallarmé non evitò di sottolineare l’insanabile lotta tra la purezza delle parole del poeta, simboleggiato da un “ange”, e la miopia del volgo (“hydre”) che, non capendolo sufficientemente, lo giudicò pazzo e ubriaco. Continua a leggere…

The narrative of Arthur Gordon Pym. Un saggio. Parte V

Posted in Gordon Pym: saggio, Saggio:Gordon Pym, critica letteraria con i tag , , , , on marzo 11, 2009 by follelfo

Negli Stati Uniti il Pym venne pressoché ignorato, sia dalla critica, che dal pubblico. Furono pochi gli intellettuali che si impegnarono in una recensione del romanzo e, per di più, essi si concentrarono principalmente sulla presunta veridicità o falsità del resoconto.

È stata ritrovata una copia della Narrative, in cui un lettore del 1850 annotò tra le pagine del libro un avvertimento per i futuri fruitori: « I Don’t believe A damned word of this yarn do you Sir »[1]. Evidentemente costui dovette aver creduto, in un primo momento, alle parole di Pym, e considerato il romanzo come un resoconto veritiero. Solo in seguito egli perse la fiducia e si sentì tradito dal narratore. Al di sotto del titolo di copertina, infatti, la stessa mano aggiunse la scritta «you are a Liar»[2] Continua a leggere…

The Narrative of Gordon Pym. Un saggio. Parte IV

Posted in Saggio:Gordon Pym, critica letteraria on febbraio 15, 2009 by follelfo

Il lavoro di stesura procedette a ritmo serrato, tanto che il Messenger poté pubblicare la prima parte della Narrative già nel gennaio del 1837. L’estratto narra la storia di Pym fino al terzo paragrafo del secondo capitolo dell’edizione completa: “Vessels enough would be met with by which a letter might be sent home explaining the adventure to my parents”[1]. Continua a leggere…

The narrative of Gordon Pym. Un saggio, parte III

Posted in Saggio:Gordon Pym con i tag , , , , , on gennaio 15, 2009 by follelfo

Un ulteriore presupposto alla costruzione della Narrative fu dato da una teoria abbastanza diffusa nell’America di quegli anni, la cosiddetta Symmes’hole theory.

J.C.Symmes, ex capitano di fanteria, nel 1818, indirizzò una circolare diretta ad « all the world »[1] in cui sostenne che ­« the earth is hollow and habitable within »[2] e che sarebbe « open at the poles »[3]. Nonostante l’assenza di qualsiasi prova tangibile a sostegno della tesi e nonostante la netta avversione dello stesso figlio di Symmes, che giudicò la visione del padre come “the production of a distempered imagination or the result of partial insanity”[4], questa teoria ottenne ampio seguito. Continua a leggere…

The narrative of Gordon Pym. Un saggio, parte II

Posted in Gordon Pym: saggio con i tag , , , on novembre 27, 2008 by follelfo

È quasi certo che lo spunto primario della Narrative derivi da un fatto di cronaca apparso in un quotidiano. Poe avrebbe incontrato, tra le notizie riportate dai giornali della città vicina di Norfolk, l’Herald e il Beacon, la cronaca di un naufragio che sarebbe, in seguito, divenuto il nucleo originario del romanzo. È risaputo, infatti, che Poe fosse un accanito lettore delle recensioni relative ai propri lavori, ed è quindi molto probabile che s’interessò di alcuni commenti ad un’edizione del Messenger redatta da lui stesso, comparsi nei due quotidiani di Norfolk. Come giustamente annota Richard Koepley: Continua a leggere…

The Narrative of Gordon Pym. Un saggio, parte I

Posted in Gordon Pym: saggio, critica letteraria con i tag , , , on settembre 16, 2008 by follelfo

The narrative of Arthur Gordon Pym of Nantucket, pubblicato in volume a New York nell’estate del 1838, è la sola opera di Poe di una lunghezza tale da poter essere considerata un romanzo.

Quasi certamente l’idea di comporre un testo che si staccasse dalle caratteristiche delle short stories maturò nell’animo dell’autore nei primi mesi del 1836. Allora Poe lavorava come editore presso un giornale di Richmond, il Southern Literary Messenger, e, allo stesso tempo, si cimentava nella scrittura di racconti brevi e poesie che sarebbero apparsi, principalmente, nel Messenger stesso. Continua a leggere…

Poe, il vampiro.

Posted in Elio Vittorini, critica letteraria con i tag , , , , on settembre 1, 2008 by follelfo

Nel suo libro sulla letteratura classica dell’America [ vedi qui], che solo a proposito di Poe tocca giusto, D.H.Lawrence parla, per Poe di vampirismo. [...] Vampiro significa che un essere succhia la vita da un altro essere: chiacchera chiacchera; e spezza, succhia, canta; analizza e canta; conosce, consuma, s’imbiba e canta. Così è l’amore degli uomini che vogliono amare, un bisogno della volontà, accanimento per non morire, rifiuto di accettare la morte e la natura: e diventa un festino di membra su un cadavere. Tipico estremo, in Berenice, colui che ama strappa i denti al cadavere amato; perché quei denti sono, come lui stesso dice, e in francese, des idées: parte di conoscenza. E il racconto, la poesia nel racconto, è l’inno di ciò, la consumazione vampirica.

[...]

L’uomo del secolo, deluso, debole, vuoto di vita, pieno solo di volontà, perversità diciamo, non può, nell’America di Poe, mondo nuovo, non essere un vampiro. Egli succhia vita e si salva. E Poe scrive il canto, prima strofe o ultima, del suo delirio di salvezza. Più americano di quello che si sia mai creduto, ci conduce per le strade del vampirismo verso avventure gratuite di mari e di isole, giochi della mente che si libera, fino a essere nuovo, , “dal volto velato, di proporzioni assai più grandi che ogni altro abitatore della terra”. Cito il Gordon Pym: “e il colore della sua pelle era il bianco perfetto della neve”.

VITTORINI ELIO, Americana vol I, Milano, 1941.

Le tombeau d’Edgar Poe

Posted in S.Mallarmé, poesia con i tag , , , , on agosto 19, 2008 by follelfo

Tel qu’en Lui-même enfin l’éternité le change,
Le Poète suscite avec un glaive nu
Son siècle épouvanté de n’avoir pas connu
Que la mort triomphait dans cette voix étrange !

Eux, comme un vil sursaut d’hydre oyant jadis l’ange
Donner un sens plus pur aux mots de la tribu,
Proclamèrent très haut le sortilège bu
Dans le flot sans honneur de quelque noir mélange.

Du sol et de la nue hostiles, ô grief !
Si notre idée avec ne sculpte un bas-relief
Dont la tombe de Poe éblouissante s’orne

Calme bloc ici-bas chu d’un désastre obscur
Que ce granit du moins montre à jamais sa borne
Aux noirs vols du Blasphème épars dans le futur.

Stéphane Mallarmé, Poesies, 1876, Baltimora

Alberto Martini illustratore di Poe

Posted in Alberto Martini, arti visive con i tag , , , , , , on agosto 5, 2008 by follelfo
Arturo Martini, illustrazione per "Il Corvo"

Arturo Martini, illustrazione per "Il Corvo"

Alberto Martini (Oderzo 1876 – Milano 1954) è uno degli illustratori più prolifici delle opere di Edgar Allan Poe. Martini ha fatto 136 disegni oggi noti, 103 dei quali dedicati a 45 racconti di Poe e alla poesia The Raven. Sebbene molti di questi disegni fossero stati esposti alla biennale di Venezia del 1907-1908, alla galleria Goupil di Londra e altrove, rimasero per la maggior parte sconosciuti fino al 1984, quando le illustrazioni vennero pubblicate e catalogate.

[...]

Martini lesse Poe in traduzione, probabilmente quella francese di Baudelaire, pubblicata dal 1856 in poi; ma probabilmente lesse anche alcune versioni italiane, tradotte dal francese di Baudelaire. [...] Le illustrazioni sono fedeli al testo, senza deviazioni o abbellimenti: trasformano le immagini verbali fantastiche di Poe in rappresentazioni concrete. Nello stile di Martini l’inchiostro è di un nero ricco, e la carta di un bianco fresco; l’artista ricorre a varie tradizioni grafiche, soprattutto la grafica stravagante del Rinascimento tedesco e dell’Ottocento Europeo. Spesso firmava le sue raffigurazioni con un monogramma, una grande A con una piccola M incisa dentro una cornice.

[Le illustrazioni di Martini sono quasi interamente raccolte ed esposte presso la Pinacoteca civica Arturo Martini di Oderzo (TV); nel web ulteriori immagini possono essere reperite qui, mentre per la biografia dell'illustratore cliccare qui]

GOLAHNY AMY; Albero Martini: Poe visivo in un contesto internazionale in Fantastico Poe; Verona, 20o4

L’uomo Edgar Allan Poe #2

Posted in D.H.Lawrence, critica letteraria con i tag , , , , , on agosto 1, 2008 by follelfo

Sempre, ma invano, i moralisti si sono chiesti perché i morbosi racconti di Poe sono stati scritti. Sono stati scritti perché le vecchie cose devono morire, disintegrarsi, la vecchia psiche bianca decomporsi poco a poco prima che qualcosa di nuovo possa nascere.

l’uomo deve spogliarsi anche di se stesso, il che, qualche volta, è orribilmente penoso. Destino amaro di Poe! Condannato a registrare la rovina della propria anima, e ad esserne incolpato appena condotto a termine uno dei più ingrati doveri che si possan chiedere ad un uomo. Esperienza necessaria! Infatti l’anima umana deve sopportare coscientemente la propria dissoluzione se vuole sopravvivere.

Poe è uno scienziato più che un artista; scompone il suo io come uno scienziato scompone un sale nel crogiuolo. è quasi un’analisi chimica dell’anima e della coscienza, la sua, mentre l’arte vera si muove sempre sul doppio ritmo di creazione e distruzione.

[...]

Poe aveva sperimentato l’estasi del supremo amore spirituale e non desiderava altro che questa immensa voluttà, questo smarrimento, unisono, delirio di vita. Da ogni parte gli era detto che la cosa più grande che la vita possa dare, la vita stessa, era appunto questa estasi di amore spirituale, ed egli, sperimentatala, la bramò oltre ogni limite.

Uomo coraggioso, che agisce secondo la sua fede e la sua esperienza, Poe. Ma anche arrogante e pazzo. Egli intendeva, a qualsiasi costo, arrivare all’esaltazione e visse inuna specie di perpetuo delirio come fanno oggi certe tipiche donne americane, che inseguono anch’esse le stesse cose: l’esaltazione, il trasporto, il delirio. Poe tirò avanti provando alcool, droghe e ogni sorta d’essere umano che gli capitasse sotto mano.

LAWRENCE DAVID HERBERT; Studies in classic American literature, 1923

traduzione di Attilio Bertolucci