L’uomo Edgar Allan Poe. #1
Se discutete con un americano, e gli parlate di Poe, egli ammetterà il suo genio; persino volentieri, e forse ne sarà fiero, ma finirà col dirvi con un tono di superiorità: ma io, io sono un uomo positivo; poi con un’arietta sardonica, vi parlerà di questi grandi spiriti che non sanno conservare nulla; vi parlerà della vita trasandata di Poe, del suo fiato da alcolizzato che avrebbe preso fuoco alla fiammella di una candela, delle sue abitudini vagabonde; vi dirà che era un essere erratico, un pianeta uscito fuori dall’orbit, che rotolava senza tregua da New York a Filadelfia, da Boston a Baltimora a Richmond.
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Molti da noi ignorano la morte di Edgar Poe, molti altri hanno creduto che fosse un giovane gentleman ricco che scriveva poco, che produceva le sue bizzarre e terribili creazioni tra gli agi più ameni, e che non conobbe la vita letteraria che attraverso rari ed eclatanti successi. La realtà fu il contrario.
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Il padre di Edgar ricevette un’educazione signorile. Innamoratosi violentemente di una giovane e bella attrice, fuggì con lei e la sposò. Per unire più intimamente il suo destino a quello di lei, volle anche calcare le scene. Me né l’uno né l’altra avevano il genio del mestiere, e vivevano in modo triste e precario. La giovane donna, ancora, se la cavava con la bellezza, e il pubblico sopportava la sua mediocre recitazione. In una delle lore tournées essi toccarono Richmond e fu là che entrambi morirono, a poche settimane di distanza l’uno dall’altra, entrambi per la medesima causa: la fame, l’indigenza, la miseria.
Essi abbandonavano così al caso, senza pane, senza tetti, senza amici, un povero piccolo sventurato che, d’altronde, la natura aveva dotato in modo incantevole. Un ricco negoziante della città, il signor Allan, fu mosso a pietà. Si entusiasmò per quel grazioso bimbetto e lo adottò.
BAUDELAIRE CHARLES; Edgar Allan Poe, sa vie et ses ouvrages, 1852, Paris
traduzione di Giuseppe Montesano