The narrative of Gordon Pym. Un saggio, parte III

Un ulteriore presupposto alla costruzione della Narrative fu dato da una teoria abbastanza diffusa nell’America di quegli anni, la cosiddetta Symmes’hole theory.

J.C.Symmes, ex capitano di fanteria, nel 1818, indirizzò una circolare diretta ad « all the world »[1] in cui sostenne che ­« the earth is hollow and habitable within »[2] e che sarebbe « open at the poles »[3]. Nonostante l’assenza di qualsiasi prova tangibile a sostegno della tesi e nonostante la netta avversione dello stesso figlio di Symmes, che giudicò la visione del padre come “the production of a distempered imagination or the result of partial insanity”[4], questa teoria ottenne ampio seguito.

Symmes, due anni dopo la circolare, firmandosi con lo pseudonimo di Adam Seaborn, scrisse una novel intitolata Symzonia: a voyage to discovery, in cui sviluppò l’idea che l’Antartide fosse abitato da una raffinata civiltà di uomini.  Questa novella di stampo gulliveriano interessa particolarmente in questa sede perché gli abitanti polari sono descritti con una pelle perfettamente bianca e, in generale, il racconto intero è pervaso da  una «insistenza ossessiva sul tema del bianco»[5]. Difficilmente Poe non entrò in contatto con questo libro, che sembra già racchiudere in sé le principali tematiche della parte conclusiva della Narrative.

È invece sicuro che Poe ben conosceva Jeremiah N.Reynolds, entusiasta difensore della teoria di Symmes, che esortò il congresso degli USA ad intensificare le esplorazioni nei mari del sud. Reynolds allestì una spedizione nel 1828, dalla quale tornò senza alcuna prova tangibile a sostegno della hole theory, ma non prima di aver raccolto dicerie marinaresche di ogni tipo (scrisse anche un opusculo, Mocha Dick: or, the White Whale of the Pacific, che alcuni anni dopo sarebbe stato letto da Melville…). Poe non solo « in the issue of the Messenger that carried the first installment of Pym, praised Reynolds’speech »[6], ma anche « years later, as Poe gasped his last breath in Baltimore, in his delirium he called loudly for Reynolds » [7].


[1] H.Beaver, Introduction in The narrative of Arthur Gordon Pym of Nantucket, a cura di H.Beaver, UK, Penguin books, 1975, p.11

[2]Ivi, p.10

[3] Ibidem

[4] S.Kaplan, An introduction to Pym, in R.Regan (a cura di), Poe: a collection of critical essays, New Jersey, Spectrum book, 1967, p.151

[5] M.Mari, Introduzione, in Edgar Allan Poe, Storia di Gordon Pym: Milano, edizioni BUR, 1994, p. 1

[6] S.Kaplan, An introduction to Pym, in R.Regan (a cura di), Poe: a collection of critical essays, New Jersey, Spectrum book, 1967, p.152

[7] Ibidem

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