The narrative of Arthur Gordon Pym. Un saggio. Parte V
Negli Stati Uniti il Pym venne pressoché ignorato, sia dalla critica, che dal pubblico. Furono pochi gli intellettuali che si impegnarono in una recensione del romanzo e, per di più, essi si concentrarono principalmente sulla presunta veridicità o falsità del resoconto.
È stata ritrovata una copia della Narrative, in cui un lettore del 1850 annotò tra le pagine del libro un avvertimento per i futuri fruitori: « I Don’t believe A damned word of this yarn do you Sir »[1]. Evidentemente costui dovette aver creduto, in un primo momento, alle parole di Pym, e considerato il romanzo come un resoconto veritiero. Solo in seguito egli perse la fiducia e si sentì tradito dal narratore. Al di sotto del titolo di copertina, infatti, la stessa mano aggiunse la scritta «you are a Liar»[2]
Un’ulteriore dimostrazione di come fosse viva tra i contemporanei di Poe la problematica legata alla veridicità del testo, può essere data analizzando un’annotazione rintracciata tra le pagine finali di un’altra edizione della Narrative. In questo esemplare un lettore anonimo asserì che « It is my ferm opinion that the whole of the preceding narrative is a base fabbrication & that such a man as Pym never existed ».[3]
Il Burton’s Gentilmen Magazine di Philadelphia, invece, attaccò senza mezzi termini il romanzo, giudicando i viaggi di Pym un «impudent attempt of humbugging the public»[4]. Attacchi simili dovettero essere stati all’ordine del giorno se consideriamo che lo stesso Poe, soltanto pochi anni dopo, rispose a Burton, descrivendo il Pym come un « very silly book”»[5].
Probabilmente è il giudizio di Rufus Griswood, esecutore letterario di Poe, ad avvicinarsi maggiormente all’opinione diffusa tra gli americani di metà ottocento. Egli, infatti, si lamentò del fatto che l’autore abbia cercato di dare al romanzo una certa «”air of truth”, but had successed only in compling “as liberal an array of paining and revolting horrors as ever invented by Ann Radcliff”»[6].
È in Europa che si rivalutò il Pym e l’opera di Poe in generale, a pochi anni dalla morte dello scrittore. Il principale merito della scoperta di Poe nel continente va senza dubbio a Charles Baudelaire. Egli diffuse in Francia l’autore americano, ne tradusse i racconti e stilò saggi critici di divulgazione. Secondo Baudelaire
Egli [Poe] analizza quanto vi è di più fuggitivo, soppesa l’imponderabile e descrive, in quella maniera minuziosa e scientifica i cui effetti sono terribili, tutto l’immaginario che fluttua intorno all’uomo nervoso e lo porta a perdizione. L’ardore stesso con cui egli si tuffa nel grottesco per amore del grottesco, e nell’orribile per amore dell’orribile, mi serve a verificare la sincerità della sua opera e l’accordo dell’uomo con il poeta. [7]
Ma la «cosa più importante»[8], secondo il grande poeta francese, è che
[...] Questo autore, prodotto di un secolo infatuato di se stesso e figlio di una nazione più infatuata di sé di ogni altra, ha visto chiaramente, ha imperturbabilmente affermato la malvagità naturale dell’uomo. Vi è nell’uomo, egli dice, una forza misteriosa di cui la filosofia moderna non vuole tenere conto; eppure senza questa forza innominata, senza questa inclinazione primordiale, una folla di azioni umane resterebbero inesplicate e inesplicabili. Queste azioni attraggono proprio perché sono malvagie, pericolose; possiedono l’attrazione dell’abisso. [9]
È nel 1857, l’anno campale in cui furono pubblicati Les Fleurs du mal e M.me Bovary, che Baudelaire si occupò della traduzione della Narrative in francese. Questo lavoro diede molto da fare al poeta soprattutto a causa della difficoltà del gergo marinaresco; sembra, infatti, che egli stesso ricercò, per taverne e osterie, marinai inglesi che gli potessero spiegare il significato di alcune parole. In ogni caso la traduzione fu pubblicata il venticinque febbraio 1857 in Le Moniteur universel. Baudelaire si espresse così nella prefazione:
Una volta [Poe] si è applicato a fare un libro pienamente umano. La relazione di Arthur Gordon Pym, che non ebbe grande successo, è una storia di marinai che, in seguito a grandi avarie, diventano prigionieri di un’accalmia nei mari del sud. Il genio dell’autore si diverte in queste terribili scene e nelle stupefacenti descrizioni di popoli e isole che non sono segnati nelle carte. L’esecuzione di questo libro è eccessivamente semplice e minuziosa. D’altronde esso è presentato come un diario di bordo. [10]
[1] University of Texas, Austin, copy Controlla
[2] Ibidem
[3] UCLA copy Controlla
[4] S.Kaplan, An introduction to Pym, in R.Regan (a cura di), Poe: a collection of critical essays, New Jersey, Spectrum book, 1967, p.146
[5] Ibidem
[6] Ibidem
[7] C.Baudelaire, Edgar Poe, sa vie e son ouvre, in C.Baudelaire, opere, Milano, I meridiani Mondadori, 1996, p.808
[8] C.Baudelaire, Nuove note su Edgar Poe, in C.Baudelaire, opere, Milano, I meridiani Mondadori, 1996, p.815
[9] Ibidem
[10] C.Baudelaire, Edgar Allan Poe, la sua vita e i suoi scritti, in C.Baudelaire, opere, Milano, I meridiani Mondadori, 1996, p.777