Sempre, ma invano, i moralisti si sono chiesti perché i morbosi racconti di Poe sono stati scritti. Sono stati scritti perché le vecchie cose devono morire, disintegrarsi, la vecchia psiche bianca decomporsi poco a poco prima che qualcosa di nuovo possa nascere.
l’uomo deve spogliarsi anche di se stesso, il che, qualche volta, è orribilmente penoso. Destino amaro di Poe! Condannato a registrare la rovina della propria anima, e ad esserne incolpato appena condotto a termine uno dei più ingrati doveri che si possan chiedere ad un uomo. Esperienza necessaria! Infatti l’anima umana deve sopportare coscientemente la propria dissoluzione se vuole sopravvivere.
Poe è uno scienziato più che un artista; scompone il suo io come uno scienziato scompone un sale nel crogiuolo. è quasi un’analisi chimica dell’anima e della coscienza, la sua, mentre l’arte vera si muove sempre sul doppio ritmo di creazione e distruzione.
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Poe aveva sperimentato l’estasi del supremo amore spirituale e non desiderava altro che questa immensa voluttà, questo smarrimento, unisono, delirio di vita. Da ogni parte gli era detto che la cosa più grande che la vita possa dare, la vita stessa, era appunto questa estasi di amore spirituale, ed egli, sperimentatala, la bramò oltre ogni limite.
Uomo coraggioso, che agisce secondo la sua fede e la sua esperienza, Poe. Ma anche arrogante e pazzo. Egli intendeva, a qualsiasi costo, arrivare all’esaltazione e visse inuna specie di perpetuo delirio come fanno oggi certe tipiche donne americane, che inseguono anch’esse le stesse cose: l’esaltazione, il trasporto, il delirio. Poe tirò avanti provando alcool, droghe e ogni sorta d’essere umano che gli capitasse sotto mano.
LAWRENCE DAVID HERBERT; Studies in classic American literature, 1923
traduzione di Attilio Bertolucci